
{eclipse obscur...

*[lia]*

lia ama:
~Amo la caffeina in tutte le sue forme.lia odia:
~I ragniun vostro messaggio:
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template realizzato da Mimminalunedì, 28 aprile 2008 @ 18:28
~..Helena e il lupo cattivo..Helena si voltò. La leggera luce della luna non riusciva a raggiungere il terreno.
Si trovava in un bosco, ma allora che ci faceva uno specchio ai suoi piedi?
La ragazza lo raccolse e vi si specchiò.
Aveva di nuovo l’aspetto di qualche anno prima, quando aveva solo dodici anni.
I lunghi capelli neri le ricadevano sulle spalle, coperte da un leggero mantello rosso.
Un bagliore alle sue spalle, colto grazie allo specchio, la fece voltare.
Crack. Il rumore del ramo appena spezzato risuonò attorno a lei.
Tornò indietro cercando di ridurre i rumori provocati dai rami rotti sotto i suoi piedi.
Il bagliore di prima si fece più vicino.
La flebile luce lunare colpì lo spiazzo davanti alla ragazza.
Helena sospirò, prima di urlare spaventata.
Si ritrovò davanti una bestia immonda. Sembrava un lupo, ma era molto più grande.
Gli occhi glaciali della bestia fissarono quelli di Helena.
‘Ti ho forse spaventata ragazzina?’ Esclamò con la sua voce roca e potente.
‘N..No.’ Non era mai stata brava a dire le bugie.
‘Come ti chiami?’ Chiese il lupo, facendosi più vicino.
‘Il mio nome è Helena.’
‘Helena.’ Ripeté lui, sorridendo e scoprendo i lunghi denti affilati. ‘Hai un bellissimo nome.’
‘E che ci fai tutta sola qui?’
Helena ci pensò un po’ su. Non sapeva il motivo per cui si era ritrovata li.
‘Aspetto la mia fata madrina.’
La sua cosa? Era troppo grande ormai per credere alle fate madrine!
Doveva sicuramente essere un sogno. Ormai era maggiorenne e anche nel sogno era
troppo grande per poter credere ancora nella fata madrina.
‘Credo che questa notte non verrà.’ Esclamò il lupo, avvicinandosi di più.
‘Se vuoi ti accompagno io al suo castello.’ La bestia porse la sua grande mano ad Helena.
Lei lo guardò, un po’ titubante. I suoi occhi si fermarono sull’anello d’oro che il lupo portava alla mano sinistra.
L’aveva già visto da qualche parte. Era cosi famigliare.
‘Ok, va bene.’ Rispose, mettendo la sua piccola mano su quella del lupo. ‘Puoi accompagnarmi.’
Lui sorrise di nuovo e i due s’incamminarono insieme lungo lo scuro sentiero.
La ragazza si svegliò all’improvviso. Il sudore le scendeva lungo il viso e le mani le tremavano.
Si guardò allo specchio. Aveva di nuovo vent’anni ora. Era stato tutto un terribile sogno.
Un incubo. L’incubo che si portava dietro da otto anni ormai.
Si alzò dal letto con cautela. Arrivò nel bagno adiacente alla sua camera e aprì la porta.
Da piccola s’infilava sempre la dentro, quando aveva paura.
Fece scorrere l’acqua della vasca e aprì il cassetto del mobile davanti a lei.
Tirò fuori il rossetto preferito di sua madre e scrisse qualcosa sullo specchio.
Poi prese un altro oggetto e s’infilò, ancora vestita, dentro la vasca piena.
***
‘Helena!’ Esclamò qualcuno fuori dal bagno. ‘Tesoro ti senti bene?’
Nessuna risposta.
‘Helena se non apri immediatamente la porta, giuro che la sfondo!’
Era una voce diversa dalla prima. Era roca e potente.
Ancora silenzio.
‘Ti prego tesoro apri!’ La madre di Helena iniziò ad agitarsi, ma il suo patrigno no.
Lui non era una persona che si agitava. Lui non perdeva mai il controllo.
Lui era l’uomo perfetto per sua madre da quando il suo vero padre era morto.
‘Basta!Ora la butto giù!’
Il forte colpo rimbombò per tutta la casa e a seguirlo venne subito un urlo.
Un urlo disperato, di dolore.
Helena era dentro la vasca, con un braccio a penzoloni.
Il polso aperto da un taglio netto e profondo.
Il sangue colava sul pavimento, mischiandosi all’acqua che traboccava dalla vasca.
L’altro braccio era sotto l’acqua, anche quello era aperto.
Alla stessa altezza del primo. Una volta tagliati i tendini del primo, la ragazza, aveva dovuto
usare la bocca per potersi tagliare le vene dell’altro.
Il suo patrigno rimase sulla porta, senza riuscire a muovere nemmeno un muscolo.
La madre, invece, si gettò davanti alla vasca con il viso coperto di lacrime.
Cercò con lo sguardo gli occhi della sua bambina, ma ormai quella bella luce si era spenta.
Continuò a piangere sul corpo della figlia. Non riusciva a trovare una spiegazione per il suo gesto.
Era sempre stata una brava ragazza. Aveva ottimi voti a scuola, aveva tanti amici, aveva la sua famiglia.
Poi si voltò verso il grande specchio del bagno e urlò di nuovo.
Le lettere scarlatte, scritte col suo rossetto, brillavano sul vetro. Accusatrici.
‘Dov’eri tu,mia fata madrina, mentre il lupo diceva di portarmi al castello da te?
Dov’eri,mentre il tuo perfetto marito si appropriava della mia giovinezza?’
Maledizione eseguita da ~Milady Malfoy~// commenti